Quando uno corre
Personal. Certo.
Personal. Come il Gesù dei Depeche Mode. Altro che chiave liturgica. Questo è godere vero, come da tempo immemore con le ruote coperte di Rosso vestito non succedeva. Esattamente da 52 anni, 272 giorni,13 ore e spiccioli, mentre il voster semper voster , scrive queste righe. Lì addirittura la libidine fu quadrupla, con quattro 312 Pb ai primi quattro posti. 26 giugno 1972, 1000 Km di Zeltweg. La coppia Redman/Ickx, precede nell’ordine Marko (“occhio di vetro” Red Bull)/Pace, Schnken/Peterson, Merzario/Munari. Nomi e tempi lontani, paritetici ai nove scudieri Ferrari usciti vincenti dalle Pieghe di Losail al debutto assoluto della stagione Wec 2025.
Fuoco/Nielesen/ Molina, davanti a Kubica/Hanson/Ye Yifei, Pier Guidi/Giovinazzi/Calado. Tre 499P ai primi tre posti, certi che per ovvie ragioni (temo…non solamente numeriche) un simile risultato non sarà ripetibile a breve in Formula 1.
C’entra la logica? Non solo.
C’entra il fatto che volenti o nolenti, a fronte di 18 anni di assoluto digiuno iridato con le monoposto, le cose più belle della recente storia del Cavallino siano venute dalle gare di durata, nel breve volgere di due anni. Un dato di fatto e non solo un’ipotetica opinione suffragata da fumose teorie. Insomma, le due rive dello stesso fiume rammentano storie recenti tra loro profondamente diverse. Da un lato una biposto (la 499P), capace di vincere Le Mans una prima volta dopo appena undici mesi dal suo debutto in pista a Fiorano, ripetendosi l’anno dopo. Dall’altra parte, tante promesse non troppo mantenute a seguito di continue rifondazioni e anticipate santificazioni. Tranquilli. Nessuno nel Wec si strapperà le vesti o beatificherà i piloti in effige di santino a bordo pista. Eppure, se di miracolo compiuto dalla Rossa dobbiamo parlare è proprio di questo: di Le Mans e la sua 24 Ore, l’edizione del Centenario artigliata da assoluti outsider, ripetendosi l’anno dopo da temerari corsari, addirittura con due vetture sul podio.
Cose così, che rimandano all’essenza della scuderia da corsa più famosa al mondo. Cose che raccontano ancora, il senso dello sport e di una sfida che vale la pena vivere per quello che è: un confronto con sé stessi sul filo dei 300 all’ora per un giorno intero. Cose che non sanno di fucsia o “fuschia”, come con ogni probabilità direbbe “Giorgio il Giardiniere” in una delle sue puntate alcoliche con cesoie e motosega. Cose che sanno ancora di sonno, olio di ricino birra e salsicce dietro una rete a bordo pista. Cose, che rammentano ancora il senso di una celebre frase pronunciata da Steve McQueen:“Quando uno corre, vive. Tutto il resto è atteso.”
L’attesa. Di un terzo successo Ferrari.
A Le Mans.
Foto Fabio Casadei
Emiliano Tozzi
martedì 18 marzo 2025